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venerdì 29 aprile 2016

Nuove da Atlant(id)e

Dunque ora è ufficiale.
I famosi 6 miliardi di Euro di Atlante sono in realtà 4,25. Per cui - siccome nessun partecipante può detenere oltre il 20% del fondo, pena applicazione delle norme sulle minorities - sia Intesa che Unicredit ci metteranno più o meno 850 milioni e non il miliardino promesso.
La leva è praticamente inesistente. Che, tradotto in italiano comune, significa che questa è la mostra e questa è la balla.
Chi se li prende questi soldi? A occhi, direi che un paio di miliardini vanno per la Popolare di Vicenza e per Veneto Banca.
Ah, tanto per cominciare...
L'acquisto di NPL non sarà invece superiore al 30% delle disponibilità del fondo, cioè un miliardo e mezzo. Resta un miliardo per altri aumenti di capitale. L'indiziato secondo me è UBI (magari nel quadro di un'operazione di derecognition di crediti deteriorati, per assorbire le perdite da cessione). Per Mps (nome a caso) servirebbe tre volte tanto...

Sempre a proposito di NPL. La potenza di fuoco del fondo è molto limitata; inoltre - posto che si ritiene di poter utilizzare, come leva, soprattutto la GACS - gli acquisti saranno soprattutto su tranche senior invece che su quelle junior o mezzanine (lasciate, immagino, ad operatori di mercato in qualche modo collegati al fondo, tipo le Compagnie Assicurative... ce le vedo).
Volendo fare due conti, si può pensare che, anche con la leva di GACS, Atlante non acquisti più di una quindicina di miliardi di Euro di sofferenze nette (meno di quaranta lordi, contro i sessanta previsti), a meno di ulteriori interventi privati che, francamente, paiono poco probabili.
In questo contesto, è evidente che Atlante, anche se mitologicamente di spalle grosse, avrà una certa difficoltà a sostenere il mercato degli NPL, soprattutto laddove si verifichi quanto vaticinato (con molta cognizione di causa) da Charlie Brown in questo post di goofynomics.
Poi c'è il problema della governance. Da un lato c'è da assicurare che le decisioni siano presi da soggetti privati e non dal soggetto pubblico; dall'altro, bisogna evitare situazioni di più o meno palese conflitto di interesse fra banche venditrici e banche (via Atlante) acquirenti.
Infine, c'è la questione - in un sistema capitalistico ovviamente molto secondaria - dei ritorni attesi. I quali paiono, a dir poco, un po' bassini (per non dire improbabili).
Atlante.
Troppo piccolo per funzionare.
Troppo grande, e autoreferenziale, per non essere (potenzialmente) dannoso.

Per connessione di materia, avrebbe detto il mio professore di diritto, avrei voluto aggiungere due righe sul decreto banche di quel poraccio che ci comanda. Ma la conferenza stampa è talmente stomachevole, che la commento domani, punto per punto.

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